Il parziale è di due a uno. Per ogni due miliardi in acquisizioni fatte da aziende straniere in Italia, un miliardo viene investito dalle nostre per espandersi oltreconfine. Un risultato forse meno pesante di quanto si potesse immaginare, ma che non lascia spazio a rassicurazioni. Si tratta di operazioni in buona parte medio-piccole, fatte da imprese già presenti sui mercati esteri. Questo ha consentito loro di continuare vendere anche quando il mercato italiano ha cominciato ad arrancare. E a impostare strategie di crescita, comprando marchi e stabilimenti altrove.
Dal 2009 ad oggi le aziende italiane hanno concluso 241 operazioni per un controvalore pari a 23,1 miliardi. Nello stesso periodo, società straniere hanno acquistato 363 aziende italiane per 47 miliardi.
Big come Eni ad esempio, negli ultimi cinque anni hanno portato a termine 10 acquisizioni, dal Regno Unito al Canada, per un totale di oltre otto miliardi. Ma anche Campari, molto attiva in America, che ne ha concluse nove per 936 milioni. Luxottica e Recordati sette, investendo 276 milioni e 358 milioni. E ancora Amplifon, Gitech, Autogrill. Aziende grandi, con una struttura finanziaria forte e un mercato di riferimento prevalentemente internazionale. Il 57 per cento delle operazioni è stata fatta in Europa occidentale. Il 23 in Nord America e l’11 in Europa orientale.
Curiosità: nella top 30 delle acquisizioni, solo una è stata fatta in Francia da un’azienda italiana. Si tratta peraltro del ramo italiano della Lafarge, azienda di costruzioni, comprata dalla Sacci. «La maggior parte di queste operazioni però sono fatte da multinazionali tascabili», dice Giuseppe Latorre, partner Kpmg. «Nel tempo l’andamento è mutato. Se prima avevamo tre grandi filoni, quello energetico, il finanziario e il manifatturiero che facevano grosse operazioni, oggi si tratta di operazioni più piccole fatte in larga parte da imprese di medie dimensioni. Quelle che meno soffrono la crisi del mercato domestico. Ma la partita è impari e la forza delle multinazionali straniere è nettamente superiore».
I dati raccontano che la strada del mercato globale per le imprese italiane si è fatta in salita. Se si vuole tentare la scalata è necessario un cambio di paradigma. Una visione meno localistica e una gestione aziendale più audace. Almeno così secondo gli esperti. Qualche esempio c’è. Ma ancora insufficienti a ribaltare il parziale.
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mercoledì 7 agosto 2013
mercoledì 15 maggio 2013
LA FORMAZIONE A DISTANZA : STORIA E BENEFICI
La formazione a distanza (FAD) è l'insieme delle attività didattiche svolte all'interno di un progetto educativo che prevede la non compresenza di docenti e discenti nello
stesso luogo.
I PLUS DELLA FORMAZIONE A DISTANZA
La formazione a distanza:
1. Supera i limiti posti
dall'assenza di un luogo fisico come l'aula tradizionale;
2. Riduce i costi
complessivi dell'intervento didattico a regime;
3. Razionalizza
l'intervento del docente con la possibilità di distribuire on-line varie
tipologie di documenti e materiali audiovisivi anche interattivi;
4. Permette una fruizione
didattica da parte dei discenti parzialmente on-demand che
semplifica la partecipazione ai corsi da parte di studenti lavoratori, anziani
o ospedalizzati;
5. È svincolata dal tempo,
dallo spazio e dai luoghi di fruizione dell'apprendimento.
UN PO’ DI STORIA: DALLE TELEFORMAZIONE ALL’
E-LEARNING
Negli anni venti e trenta si diffonde una
nuova tecnologia, la radio, che permette alla formazione di scoprire
le potenzialità di un mezzo che si propaga nell'etere. Si verifica così il
passaggio da una modalità di comunicazione impersonale a una modalità
diffusionale, vale a dire il paradigma “da uno a molti” ovvero “da pochi a
molti”. Spesso i corsi di formazione radiofonica utilizzano anche supporti
cartacei, indispensabili per la fase di verifica, che sono inviati per
corrispondenza.
Anche in Italia la radio è stato il primo mezzo di comunicazione di massa a diffondersi presso ogni classe di reddito.
Dagli anni quaranta pure il telefono sarà frequentemente utilizzato come supporto.
Negli anni sessanta vengono introdotti i supporti audiovisivi (per esempio la televisione) come strumento per apprendere.
Anche in Italia la radio è stato il primo mezzo di comunicazione di massa a diffondersi presso ogni classe di reddito.
Dagli anni quaranta pure il telefono sarà frequentemente utilizzato come supporto.
Negli anni sessanta vengono introdotti i supporti audiovisivi (per esempio la televisione) come strumento per apprendere.
Dopo un decennio si scoprono le
potenzialità del mezzo pure in Europa, tantoché le televisioni pubbliche
europee si assumo, nei paesi impegnati nella ricostruzione del dopo guerra, il
compito di diffondere e divulgare la cultura nazionale. Le nuove opportunità offerte dal mezzo
televisivo sono leagate alle sue esemplificazioni visive, facile da comprendere
anche per un pubblico con bassa scolarizzazione.
Un'altra tappa fondamentale fu la commercializzazione del VHS (Video Home System): le videocassette consentirono infatti di personalizzare i tempi di fruizione, favorendo la personalizzazione dell'offerta formativa. I sistemi per la formazione a distanza di seconda generazione furono generalmente sistemi integrati: gli audiovisivi sono combinati con gli strumenti offerti dalla telematica (telefono, fax ecc.) e coi supporti tradizionali (p.e. dispense cartacee).
A metà degli anni novanta si sviluppò la teleconferenza, usata in àmbito didattico per la soluzioni di problemi logistici all'interno delle università.
Le tecnologie audiovisive hanno potenziato una cultura dell'immagine, meno elitaria rispetto alla scrittura, e una maggiore personalizzazione dei tempi e modi di fruizione.
Un'altra tappa fondamentale fu la commercializzazione del VHS (Video Home System): le videocassette consentirono infatti di personalizzare i tempi di fruizione, favorendo la personalizzazione dell'offerta formativa. I sistemi per la formazione a distanza di seconda generazione furono generalmente sistemi integrati: gli audiovisivi sono combinati con gli strumenti offerti dalla telematica (telefono, fax ecc.) e coi supporti tradizionali (p.e. dispense cartacee).
A metà degli anni novanta si sviluppò la teleconferenza, usata in àmbito didattico per la soluzioni di problemi logistici all'interno delle università.
Le tecnologie audiovisive hanno potenziato una cultura dell'immagine, meno elitaria rispetto alla scrittura, e una maggiore personalizzazione dei tempi e modi di fruizione.
Negli anni 90 ma soprattutto ne 2000, l'utilizzo
del PC nell'ambiente domestico
rende il passaggio a una nuova generazione.
La
FAD degli anni 90/2000 si articola in
due fasi:
1. Fase off-line, basata
sull'uso di strumenti che non si avvalgono del supporto delle reti (floppy disk, videodischi, CD-ROM);
2. Fase on-line,
caratterizzata dalla diffusione dell'uso delle reti (specie internet).
Con l'avvento della Formazione on-line,
l'apprendimento - da modalità individuale e di "autoapprendimento"
passivo, diventa un processo complesso e dinamico che prevede il ruolo attivo
del discente e dà grande importanza all'apprendimento collaborativo e
cooperativo.
Recentemente, in seguito alla maturazione
dell'editoria multimediale, l'e-learning riesce a sfruttare completamente le
nuove tecnologie.
Ad oggi molti progetti educativi istituzione ed aziende propongono la
teledidattica non solo come complemento alla formazione in presenza ma anche
come percorso didattico rivolto ad utenti aventi difficoltà di frequenza in
presenza.
Attraverso l’e-learning si facilita la formazione
continua e quella aziendale, specialmente per le organizzazioni con una
pluralità di sedi.
Recentemente è stato utilizzato anche il termine web
learning, insegnamento sul web, che accentua l'aspetto "reticolare"
dell'apprendimento, piuttosto che quello, ormai scontato, della componente
"elettronica" ovvero "virtuale"
Nella prospettiva di un graduale
affermarsi del Web semantico, infatti, si può immaginare facilmente un
percorso di apprendimento e formazione autogestito che veda il discente muoversi
attraverso vari portali e siti, piattaforme diverse (gestite da autorità
diverse), concordi nella valutazione standardizzata delle classificazioni dei
materiali, degli esami e dei livelli di ingresso e di uscita nel processo
formativo
lunedì 29 aprile 2013
TIROCINI FORMATIVI: DESTINATARI E FINANZIAMENTI
La Regione Lazio, ha emesso un bando che concede contributi a fondo perduto proprio per le imprese che vogliano usufruire di tirocinanti per sei mesi complessivi.
I benefici per le imprese: avere la possibilità di poter formare del personale da poter inserire nella propria struttura aziendale.
I benefici per il tirocinante: avere la possibilità di acquisire una esperienza pratica nel mondo del lavoro, confrontandosi con le problematiche giornaliere tipiche di un’azienda.
L’Avviso si inserisce nel più ampio quadro delle finalità e degli strumenti di politica attiva definiti nell’ambito del POR Lazio FSE 2007 – 2013, con particolare riferimento all’interno degli obiettivi prioritari definiti all’Asse I Occupabilità (obiettivo specifico e)) e Asse III Inclusione Sociale (obiettivo specifico g)) del Fondo Sociale Europeo. Le azioni previste sono rivolte ai lavoratori inoccupati o disoccupati, espulsi o a rischio di espulsione dal settore produttivo e dal mercato del lavoro e sono indirizzate a obiettivi di tirocini formativi professionalizzanti, come definiti dalla norma vigente, al fine di essere impiegati o re-impiegati nel mercato del lavoro.
Destinatari
Sono destinatari delle azioni previste dall’Avviso i soggetti residenti da almeno 6 mesi nel territorio della Regione Lazio. Il tirocinio formativo professionalizzante dovrà prevedere il coinvolgimento di:
- neodiplomati e neo-laureati;
- lavoratori “svantaggiati” ai sensi dell’articolo 2 del Reg (CE) 800/2008; in questo Avviso le categorie di svantaggio ammissibili sono:
- disoccupato da almeno sei mesi;
- disoccupato che non possiede un diploma di scuola media superiore professionale (ISCED 3);
- disoccupato che ha superato i 50 anni di età;
- disoccupato che vive solo con una o più persone a carico;
- disoccupato disabile riconosciuto disabile ai sensi della legge 68/99.
- lavoratori subordinati a tempo indeterminato e determinato, ammessi ai trattamenti di cassa integrazione guadagni (CIG) ai sensi della legislazione ordinaria e straordinaria o lavoratori subordinati a tempo indeterminato iscritti nelle liste di mobilità ai sensi della legge 223/91 e della legge 236/93.
Definizioni
Ai fini del presente Avviso si intende per:
- “inoccupati” coloro che, senza aver precedentemente svolto un’attività lavorativa, sono alla ricerca di un’occupazione ed abbiano conseguito lo status di disoccupazione (Rif. D.Lgs. 181/2000, art. 2 e art. 3 e s.m.i.);
- “disoccupati” coloro che, dopo aver perso un posto di lavoro o cessato un'attività di lavoro autonomo, siano alla ricerca di nuova occupazione ed abbiano conseguito lo status di disoccupazione (Rif. D.Lgs. 181/2000, art. 2 e art. 3 e s.m.i.);
- “lavoratori percettori”, lavoratori ammessi ai trattamenti di cassa integrazione guadagni o di mobilità, derivante dalla legislazione ordinaria o in deroga;
- “centri per l’impiego” le strutture previste dall’articolo 29 della legge regionale 7 agosto 1998, n. 38 (Organizzazione delle funzioni regionali e locali in materia di politiche attive per il lavoro).
Azioni finanziabili
L'Avviso promuove la seguente attività: tirocini formativi professionalizzanti per un massimo di sei mesi al fine dell’impiego, re-impiego nel mercato del lavoro.
È possibile attivare un solo percorso di tirocinio formativo professionalizzante in favore di ciascun destinatario . Per ciascun percorso di tirocinio attivato devono essere rispettate le seguenti condizioni:
- il tirocinio deve essere realizzato in conformità con la normativa nazionale e regionale di riferimento in materia;
- le attività di tirocinio non potranno durare più di 6 mesi;
Durata del tirocinio
6 mesi per 30 ore settimanali (massimo 36 ore).
Retribuzione
Il contributo massimo previsto è pari ad euro 600,00 al mese (euro 300,00 per i percettori di indennità); per il numero dei tirocinanti si applica la normativa vigente.
Imprese che possono stipularlo
I datori di lavoro possono ospitare i tirocinanti in relazione all'attività dell'azienda, sulla base di apposita convenzione con il soggetto promotore e nei limiti sotto indicati:
- Fino a 5 dipendenti = 1 tirocinante
- Tra 16 e 19 dipendenti = 2 tirocinanti contemporaneamente
- Più di 20 dipendenti = fino al 10% del numero complessivo dei dipendenti.
E' obbligatorio per l'azienda:
- aprire una posizione INAIL e stipulare una assicurazione RCT (nei casi previsti dalla legge DM142/98 art.3 comma 2).
- Favorire l'esperienza dei tirocinanti nell'azienda mediante la conoscenza delle tecnologie, dell'organizzazione, nonché la visualizzazione dei processi lavorativi.
- Designare il responsabile aziendale incaricato di seguire il tirocinante.
Il tirocinio può essere interrotto in qualsiasi momento per volontà di ciascuna delle parti.
Alla fine o durante lo svolgimento del tirocinio, il datore può assumere il tirocinante utilizzando tutte le forme esistenti di agevolazioni contrattuali.
FONTE: FORMERSRL
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